Mese: Novembre 2018

Venezia e gli Ebrei

Banco Rosso Venezia e gli Ebrei

 

VENEZIA E GLI EBREI… E SHYLOCK DI SHAKESPEARE

Il 29 marzo 1516 il Senato della Repubblica, con un provvedimento che non aveva precedenti nella storia della città, permise agli ebrei di risiedere per la prima volta in maniera stanziale a Venezia, ma nello stesso tempo stabilì che ciò dovesse essere realizzato attraverso la segregazione notturna in un luogo circoscritto. Si costituì così il primo Ghetto della storia.

Il nome di quel luogo a quel tempo era proprio getto perché, ben prima dell’arrivo degli ebrei, vi si trovavano delle fonderie per la costruzione di cannoni per le navi veneziane trasferite più di un secolo prima all’interno dell’Arsenale. Si ritiene che siano stati proprio i primi ebrei, in arrivo dal Nord Europa e di origine ashkenazita, a coniare il termine “ghetto” perché pronunciavano “getto” con la h dura. Si dice anche che sia dovuto alla h muta del dialetto veneziano. In realtà non si sa perché ma la cosa certa è che nacque il primo Ghetto e le prime leggi sulle attività ammesse per gli Ebrei a Venezia.

Un mestiere ammesso dalla Serenissima (oltre a quello del medico e stamperie di libri ebraici) era il prestito di denaro. Inizialmente a Venezia i Cristiani dei Monti di Carità svolgevano tale attività, ma ben presto il prestito di denaro fu considerato contrario ai dettami cristiani, quindi i Monti di Carità furono chiusi.

A Venezia, città di commerci, era necessario che qualcuno prestasse il denaro e per evitare che tale attività non fosse controllata dalla Repubblica, la Serenissima fece svolgere agli Ebrei il mestiere di usuraio. In realtà, gli Ebrei sono documentati a Venezia come prestatori di denaro già dal XIV secolo e la Serenissima “legiferò” su una attività in pratica già in uso. La Serenissima stabilì che il prestito di denaro doveva avvenire con cifre fissate dal governo e a tassi ugualmente stabiliti dalla Repubblica.

Da sempre nell’immaginario collettivo, grazie anche ad una famosa commedia di William Shakespeare ‘Il Mercante di Venezia’ (che è pure il tema della nostra Escape Room), gli Ebrei vengono visti come usurai pieni di denaro e avidi. In realtà essi facevano gli usurai perché la Chiesa e le leggi dei paesi in cui gli Ebrei risiedevano attribuivano tale mestiere solo a loro.

Questa attività veniva svolta a Venezia soprattutto attorno ai tre banchi di pegno (rosso, verde e nero, dal colore delle insegne) e ai vari negozi di strazarìa–il mercato dell’usato –disseminati nel campo.

Questi tre banchi, il rosso il verde e il nero, sopravvissero fino alla fine della Repubblica (1797), poi se ne perse il ricordo. Fino a poco tempo fa era possibile visitare il Banco Rosso, che era stato restaurato e aperto ai visitatori. Lo si può comunque vedere dall’esterno in campo del Ghetto Novo. Sembra che il banco rosso sia uno dei primi banchi di pegni ebraici al mondo.

Il suo nome deriva dalla ricevuta di colore rosso che i clienti ricevevano quando lasciavano in pegno un oggetto e si pensa che il termine bancario ‘andare in rosso’, derivi proprio da questo antico banco di pegni veneziano.

Fonti: “Forse non tutti sanno che… a Venezia” di Alberto Toso Fei

http://www.bancorosso.org/

https://venipedia.it/it/ghetto/i-tre-banchi-di-pegno-e-l’usura

Ponti Votivi

Ponti votivi 2

 

PONTI VOTIVI: LA MADONNA DELLA SALUTE ED IL REDENTORE

Sapete come mai ancor oggi per le feste più importanti dei veneziani si costruivano (e costruiscono ancora) ponti votivi galleggianti?

La risposta è semplice. A parte il ponte di Rialto in Canal Grande non esistevano ponti fissi!! La tradizione infatti nacque perché solo un ponte – quello di Rialto – fungeva da cardine per l’intera struttura della città e la maggior parte degli spostamenti si faceva in barca. Ancora oggi i ponti sul Canal Grande sono solo quattro (compreso l’ultimo del 2008, il discusso Ponte della Costituzione), e questo contribuisce a mantenere viva la tradizione.

La Serenissima nel 1631 doveva ringraziare la Madonna per aver salvato la città dalla peste e non si poteva certo traghettare tutta la città per il Canal Grande per raggiungere il nuovo Tempio Votivo appunto della “Madonna della Salute”. Venne quindi creato un ponte con barche galleggianti. Il governo decretò allora di ripetere ogni anno, in segno di ringraziamento, la processione in onore della Madonna denominata da allora della “Salute”. La Festa della Madonna della salute, ancora molto sentita dai Veneziani, si celebra il 21 Novembre.

Ma è nato prima il Ponte Votivo della Madonna della Salute o quello della festa Redentore nel Canal della Giudecca  (che si festeggia alla terza domenica di Luglio)?

Il più vecchio è il Ponte Votivo del Redentore costruito dopo la peste del 1577 ed era lungo ben 310 metri! Quindi per i Veneziani costruire il Ponte della Salute, ben più corto, era ormai una bazzecola. Il Ponte del Redentore vince quindi  anche per dimensioni. Quello attualmente costruito è lungo ben 311 metri e pesante 500 tonnellate, in 14 campate sostenute da barche (vedi post https://www.escapevenice.it/it/2018/07/13/festa-del-redentore-la-festa-dei-veneziani/)