Mese: Settembre 2018

900 Anni di Gioco d’Azzardo

900 Anni di Gioco di Azzardo

900 ANNI DI GIOCO DI AZZARDO: DALLA SERENISSIMA AD OGGI

La matina una messeta, dopo pranzo una basseta e la sera una doneta” (alla mattina una messa, dopo pranzo il gioco e la sera una donna) diceva uno dei proverbi veneziani più in voga nel ‘ 700.

Venezia della Serenissima era la capitale del commercio mondiale, paragonabile a Wall Street di oggi (come abbiamo già scritto in un post) ma anche del gioco e paragonabile alla Las Vegas che conosciamo oggi. Era una città vulcanica, incredibile, in continuo fermento.

C’è un curioso episodio tra la storia e la leggenda che fa risalire addirittura al 1172 la prima casa da gioco pubblica, o meglio piazza da gioco. I veneziani, dopo l’ennesimo scontro in Oriente, rientrarono in Laguna con tre colonne come bottino di guerra. Una finì in acqua e non venne più ritrovata. Le altre due rimasero a lungo distese in piazza San Marco perché nessuno riusciva a sollevarle in verticale. Fu emanato un editto e infine un tal Niccolò Barattieri riuscì ad alzarle: ancora oggi sostengono il leone alato dell’ Evangelista e San Teodoro. In cambio Barattieri, architetto e ingegnere, ottenne dal Doge Sebastiano Ziani di poter organizzare qualunque gioco nello spazio tra le due colonne e sui loro gradini. Pochi anni dopo furono emanate le prime leggi repressive: le punizioni corporali e pecuniarie previste erano terribili (berlina, frustate, taglio del naso o delle orecchie…), ma nulla riuscì a sconfiggere nei nobili e nel popolo la voglia di rischiare i propri soldi con i dadi, le carte o le lotterie. Una vera febbre da gioco. Ma a cosa si giocava? A un po’ di tutto, l’importante era giocare e scommettere.

Come indicato nell’ultimo libro di Pier Alvie Zorzi “Da San Marco a Sant’Elena, il cuore del Mondo” (nda: bellissimo! leggetelo) nel 1254 si proibì il gioco nell’atrio di San Marco e questo fa capire quanto il gioco aveva preso i Veneziani che giocavano perfino all’entrata chiesa e pochi anni dopo anche dentro la chiesa! Nel 1292 tentarono di proibirlo ovunque (permessi solo gli scacchi e il gioco delle tavole)!

I soldi li rischiavano tutti: nobili, preti, frati, ebrei, vagabondi, malviventi e forestieri. Così la Serenissima decise di aprire una casa da gioco pubblica, gestita direttamente dal governo con regole ferree, fissate addirittura dal Consiglio dei Dieci. Fu il primo Casinò autorizzato al mondo: era il Ridotto Grande, in Calle Vallaresso, ove oggi sorge l’Hotel Monaco. I croupier erano nobili decaduti; si poteva entrare e giocare solo se con il volto mascherato; la casa veniva aperta a Carnevale, che comunque a Venezia durava quasi sei mesi (da Ottobre in poi).

All’interno del Casinò, oltre al gioco, si poteva trovare “compagnia” ma anche discutere, leggere poesie, suonare o ascoltare uno strumento. Lo sviluppo maggiore del gioco d’azzardo fu nei secoli XVII e XVIII, tanto che a metà del ‘ 700 a Venezia c’erano ben 118 Casini. E la tradizione non è stata accantonata, visto che dal 1938 Venezia è l’ unica città italiana ad avere un Casinò gestito dall’ amministrazione comunale.

Fonti:
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/01/14/sei-secoli-azzardo-nella-serenissima.html
Pier Alvise Zorzi- Pierfranco Fabris “VENEZIA – Da San Marco a Sant’Elena, il Cuore del Mondo”

Novità di questa settimana!!! – Oliviero Zane

Escape Venice ASD ha il piacere di annunciare che l’eclettico artista veneziano Oliviero Zane partecipa al Festival del Vetro “The Venice Glass Week 2018” dal 9 al 16 Settembre presso la galleria Bressanello Artstudio Venezia, Ponte dei Pugni – Dorsoduro 2835/A. Per info:

https://www.theveniceglassweek.com/it/listing/anamorphic-glass-oliviero-zane/

Per voi in anteprima il PDF del catalogo dell’artista Oliviero Zane che è stato stampato in sole 500 copie:

http://www.olivierozane.it/catalogo2018/

E’ per noi un onore avere l’artista come Autore della Colonna Sonora della nostra Escape Room il “Mercante di Venezia”.

Se volete ascoltare la Colonna Sonora, potere utilizzare il QR code ed entrare nell’atmosfera della stanza di Shylock. Buon ascolto!

 

Grazie Oliviero!
Da tutto l’Escape Venice Staff

La “Casa del Cammello”

Cammello  Tre statue  Tintoretto

LA “CASA DEL CAMMELLO”: UN PALAZZO PIENO DI LEGGENDE

In Campo dei Mori 3381 (fondamenta Gasparo Contarini, sestiere di Cannareggio) c’è un singolare palazzo, Palazzo Mastelli appunto, che sulla facciata ha un altorilievo di un cammello. Beh non vi pare strano un cammello a Venezia con tanto di cammelliere?
Campo dei Mori è una delle parti più affascinanti, misteriose e poco conosciute della città, lontano dalle orde di turisti. Il Palazzo era di proprietà di 3 fratelli, Rioba, Sandi ed Afani, venuti da Morea nel Peloponneso, da qui i “Mori” poi detti Mastelli e commerciavano spezie e sete. Si favoleggia che il nome Mastelli derivi da una colorita immagine della loro ricchezza: dai “mastelli”, “mastei” colmi di monete d’oro e d’argento che questi possedevano.
Le statue dei 3 fratelli e di un servitore sono proprio in Campo dei Mori. La statua con la valigia sulle spalle è Rioba e la valigia sta forse a significare il carico di ricchezze che i fratelli si sono portati a Venezia. Gli altri due fratelli hanno i turbanti.
Il palazzo è molto affascinante perché in esso sono presenti tante contaminazioni architettoniche delle culture che sono passate per Venezia e hanno portato e lasciato pezzi della loro storia ed arte (e a noi le contaminazioni piacciono perché portano ricchezza culturale). Il palazzo è del XII secolo (probabilmente del 1112 d.c.): il piano superiore conserva forme gotiche mature nel finestrato e nel balcone d’angolo tipiche di Venezia; la trifora del primo piano non è gotica e il balcone è rinascimentale; una parte di un’ara romana fa da colonna nella finestra d’angolo di sinistra del primo piano; il cornicione alla base del palazzo, in pietra d’Istria e broccatello rosa di Verona, è ornato da rilievi a fogliami e fiori di tipo bizantino e sempre al piano terra archi a tutto sesto sicuramente non bizantini. E altra curiosità (orientale) del palazzo è la piccola fontanella in stile arabo, posta alla base nella parte destra della facciata, che, fino a qualche anno fa, era funzionante. Se ne servivano i gondolieri per dissetarsi e chi con la barca passava per quel rio.
Un palazzo così poteva non avere leggende? Proprio a Venezia dove leggende e miti fanno parte delle pietre delle città? Impossibile! Infatti ci sono ben due leggende…
La prima più romantica e meno nota… chissà se vera.
Leggenda narra che un ricco mercante orientale, dovendo abbandonare la sua patria alla volta di Venezia (proprio uno dei fratelli Mastelli), avesse fatto scolpire sulla facciata della sua nuova dimora veneziana un cammello con cammelliere per renderla facilmente riconoscibile alla sua amata che non aveva accettato la sua proposta di sposarlo: “io dunque parto con il cuore straziato e cercherò di dimenticarti, ma, se un giorno alfine vorrai raggiungermi a Venezia, ti sarà sufficiente chiedere dove si trova la casa del cammello“.
A quanto pare la promessa sposa non si è mai presentata sotto casa del ricco mercante: non si sa se si sia persa tra le calli veneziane o se abbia trovato un bel moro in patria.
La seconda leggenda è più nota ed è la “Leggenda di Rioba” di cui ho sentito narrare varie versioni, tipico della tradizione orale, e vi racconto quella che mi piace di più.
I tre fratelli Rioba, Sandi e Afani (quelli delle statue dell’immagine) erano abili mercanti ma anche dei truffaldini e non si tiravano indietro dall’ingannare per denaro i potenziali clienti. Secondo la leggenda un giorno la vedova di un mercante si recò dai tre fratelli per acquistare da loro delle stoffe che le servivano per continuare il lavoro del marito. I tre mercanti non vedevano l’ora di ingannare una così ingenua signora, incuranti della sua disgrazia. Così iniziarono a decantare un loro comunissimo tessuto di cotone come il tessuto più pregiato e sontuoso di Venezia, giustificandone in questo modo il prezzo esorbitante.
Si narra che il “Sior Rioba”, rivolgendosi alla Signora, disse “Questo è il miglior filato di Venezia, nobildonna, e che il Signore possa mutarci in pietra se non diciamo la verità!” A queste parole la donna, pagata la somma esosa richiesta, prima di andarsene, disse “E io vi ringrazio messeri! E allora che il Signore abbia nei vostri riguardi la stessa cura e attenzione che voi avete avuto per me”. La vedova era molto religiosa e pregò Santa Maria Maddalena di scagliare la sua maledizione sui tre mercanti e per miracoloso prodigio i Mastelli divennero tre statue di pietra che furono messe in una nicchia di Campo dei Mori a monito per quanti li vedevano.
Si narra anche che durante le notti particolarmente fredde lo spirito del Sior Rioba intrappolato nella statua pianga e che i battiti del suo cuore possono essere sentiti da coloro che puri di spirito vi poseranno una mano nel petto.
Se siete puri di spirito e se andate in una notte di inverno in campo dei Mori… provateci e magari sentirete i lamenti di Rioba.
Nonostante tutte le leggende, la famiglia Mastelli è realmente esistita. Nel 1202 la famiglia partecipò alla Quarta Crociata voluta e condotta dal doge Enrico Dandolo. Successivamente aprirono un fondaco dove commerciavano spezie “All’Insegna del Cammello”, in seguito trasferirono la sede e gli affari nell’entroterra veneto dove si estinsero nel 1620, quando morì l’ultimo discendente, un certo Antonio Mastelli.

MA NON E’ FINITA 🙂
Delle quattro statue la più famosa è quella di Rioba, chiamata appunto in dialetto veneziano “Sior Rioba” sulla quale in epoca successiva era usanza appendere dei biglietti e delle scritte satiriche contro il potere delle famiglie ricche durante il periodo di massimo splendore di Venezia. Altre due statue, dette “oracoli” a Venezia venivano usate per appendere biglietti satirici: la statua del Maroco de le pipone (Marocco dei Meloni), un venditore di meloni (questa statua è in Piazzetta San Marco), e la statua del Gobo de Rialto, a San Giacometto.
Nel 1800 la statua del “Sior Rioba” perse il naso questo venne sostituito con un naso di ferro abbastanza improvvisato e da allora si dice che toccare il suo naso porti fortuna.
Nel 1848 il Sior Rioba diede addirittura il nome ad una testata giornalistica satirica “L’ombra de Sior Antonio Rioba”, giornale che contribuì alla diffusione della sua popolarità.
Nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio 2010 il Sior Rioba venne decapitato e subito si mobilitarono forze dell’ordine e comuni cittadini. Per fortuna la testa venne ritrovata in Calle della Racchetta il 3 maggio e la statua venne prontamente restaurata.

MA NON E’ ANCORA FINITA 🙂
Al numero 3399 della fondamenta dei Mori invece c’è la casa del Tintoretto, proprio accanto alla statua di uno dei fratelli c’è una lapide a ricordo di Tintoretto che qui abitò e un alto rilievo d’epoca romana raffigurante Ercole. Tintoretto è sepolto nella vicina chiesa della Madonna dell’Orto.

Quanta storia in un unico posto!!

Fonti e foto: mia nonna; VeniceWikiVenezia e le sue laguneTurismovenezia.it; venezia museo.it; Tassini “Curiosità veneziane”; https://evenice.it/venezia/monumenti-chiese/palazzo-mastelli-detto-del-cammellohttp://www.veneziaeventi.com/notizie/scopriamo-venezia/la-leggenda-di-sior-rioba/