900 Anni di Gioco d’Azzardo

900 Anni di Gioco di Azzardo

900 ANNI DI GIOCO DI AZZARDO: DALLA SERENISSIMA AD OGGI

La matina una messeta, dopo pranzo una basseta e la sera una doneta” (alla mattina una messa, dopo pranzo il gioco e la sera una donna) diceva uno dei proverbi veneziani più in voga nel ‘ 700.

Venezia della Serenissima era la capitale del commercio mondiale, paragonabile a Wall Street di oggi (come abbiamo già scritto in un post) ma anche del gioco e paragonabile alla Las Vegas che conosciamo oggi. Era una città vulcanica, incredibile, in continuo fermento.

C’è un curioso episodio tra la storia e la leggenda che fa risalire addirittura al 1172 la prima casa da gioco pubblica, o meglio piazza da gioco. I veneziani, dopo l’ennesimo scontro in Oriente, rientrarono in Laguna con tre colonne come bottino di guerra. Una finì in acqua e non venne più ritrovata. Le altre due rimasero a lungo distese in piazza San Marco perché nessuno riusciva a sollevarle in verticale. Fu emanato un editto e infine un tal Niccolò Barattieri riuscì ad alzarle: ancora oggi sostengono il leone alato dell’ Evangelista e San Teodoro. In cambio Barattieri, architetto e ingegnere, ottenne dal Doge Sebastiano Ziani di poter organizzare qualunque gioco nello spazio tra le due colonne e sui loro gradini. Pochi anni dopo furono emanate le prime leggi repressive: le punizioni corporali e pecuniarie previste erano terribili (berlina, frustate, taglio del naso o delle orecchie…), ma nulla riuscì a sconfiggere nei nobili e nel popolo la voglia di rischiare i propri soldi con i dadi, le carte o le lotterie. Una vera febbre da gioco. Ma a cosa si giocava? A un po’ di tutto, l’importante era giocare e scommettere.

Come indicato nell’ultimo libro di Pier Alvie Zorzi “Da San Marco a Sant’Elena, il cuore del Mondo” (nda: bellissimo! leggetelo) nel 1254 si proibì il gioco nell’atrio di San Marco e questo fa capire quanto il gioco aveva preso i Veneziani che giocavano perfino all’entrata chiesa e pochi anni dopo anche dentro la chiesa! Nel 1292 tentarono di proibirlo ovunque (permessi solo gli scacchi e il gioco delle tavole)!

I soldi li rischiavano tutti: nobili, preti, frati, ebrei, vagabondi, malviventi e forestieri. Così la Serenissima decise di aprire una casa da gioco pubblica, gestita direttamente dal governo con regole ferree, fissate addirittura dal Consiglio dei Dieci. Fu il primo Casinò autorizzato al mondo: era il Ridotto Grande, in Calle Vallaresso, ove oggi sorge l’Hotel Monaco. I croupier erano nobili decaduti; si poteva entrare e giocare solo se con il volto mascherato; la casa veniva aperta a Carnevale, che comunque a Venezia durava quasi sei mesi (da Ottobre in poi).

All’interno del Casinò, oltre al gioco, si poteva trovare “compagnia” ma anche discutere, leggere poesie, suonare o ascoltare uno strumento. Lo sviluppo maggiore del gioco d’azzardo fu nei secoli XVII e XVIII, tanto che a metà del ‘ 700 a Venezia c’erano ben 118 Casini. E la tradizione non è stata accantonata, visto che dal 1938 Venezia è l’ unica città italiana ad avere un Casinò gestito dall’ amministrazione comunale.

Fonti:
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/01/14/sei-secoli-azzardo-nella-serenissima.html
Pier Alvise Zorzi- Pierfranco Fabris “VENEZIA – Da San Marco a Sant’Elena, il Cuore del Mondo”


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